Quel che ti piace ha un suo corso
L'orientamento universitario diventa sempre più un percorso articolato. Intervista al delegato Glauco Ceccarelli

23 settembre 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Innovazione

«Dai dati che il nostro Ateneo rileva annualmente, emerge che per i nuovi iscritti la fonte principale di informazione per la scelta dell’Università è costituita dagli amici, seguiti a breve distanza percentuale da Internet. Valori più bassi, ma ancora consistenti, fanno poi registrare le attività informative ed orientative svolte dall’Ateneo presso le varie scuole e il suggerimento di parenti e genitori. Notevolmente più ridotta è invece l’incidenza dei saloni di orientamento e soprattutto dei manifesti, della TV, dei giornali e della radio».

E’ quanto ci spiega il professore Glauco Ceccarelli, delegato all’Orientamento dell’università di Urbino che garantisce diversi servizi e attività agli studenti, per facilitare la loro scelta del percorso di studi e approfondire le opportunità offerte dai corsi di laurea e dei servizi offerti.

Professore Ceccarelli, in che modo e con quali mezzi si orientano i ragazzi che escono dalla scuola secondaria di secondo grado?

Tra i fattori più rilevanti ai fini della scelta di Urbino largamente maggioritaria risulta la presenza di un corso di studi rispondente agli interessi dello studente; altri fattori sono costituiti dalla vicinanza al luogo di residenza, dalle referenze positive fornite da parenti e amici, dalle dimensioni della città e dal prestigio percepito dell’Ateneo. Infine, i due elementi cardine che vengono considerati per la scelta di uno specifico corso di studi sono l’interesse personale e le prospettive occupazionali.

Cosa è più importante nella scelta del corso di laurea che i giovani andranno a fare?

La domanda, pur cogliendo un punto chiave nel processo di orientamento (o forse proprio per questo), poco si presta a risposte generalizzate. Le esperienze sin qui compiute e gli stessi dati della ricerca internazionale nel settore fanno comunque ritenere che non ci sia un elemento che da solo possa guidare ad una scelta ottimale, ma che tale scelta possa invece essere favorita da una combinazione di più elementi.

Il primo di tali fattori è senz’altro un interesse personale autentico, non assunto in astratto, ma concretizzato e definito attraverso un lavoro di conoscenza il più possibile realistica delle proprie capacità, del mondo dell’università e del mondo del lavoro, che viene pertanto a configurare tre ulteriori elementi. In proposito, risultano fondamentali l’esplorazione della gamma dei possibili percorsi formativi, dei loro contenuti principali e dei possibili sbocchi lavorativi, così come quella delle caratteristiche di base del mercato del lavoro, anche con riferimento alle proiezioni sui suoi sviluppi futuri nei vari ambiti, che cominciano ad essere disponibili, anche se si deve riconoscere che la corrispondenza tra formazione e lavoro è ormai sempre più difficilmente conseguibile. Auspicabile risulta  inoltre tener conto di un orizzonte occupazionale non solo italiano, ma europeo, così come indirizzarsi, per quanto possibile, verso corsi in qualche misura ‘polivalenti’, ovvero in grado di fornire competenze utilizzabili in più contesti, che possano eventualmente garantire un supporto alla ‘creatività occupazionale’ oggi spesso necessaria.

Si tratta indubbiamente di un lavoro lungo. Per questo l’orientamento stesso non può compendiarsi in un’unica azione o in un’unica operazione, ma dovrebbe dipanarsi come percorso, diventando un’area di impegno a carattere interdisciplinare già durante la scuola superiore, per esempio lungo gli ultimi due anni, alla quale cooperino in primo luogo scuola superiore ed Università.

Perché l’orientamento diventa un’operazione sempre più complessa?

Si tratta di uno degli aspetti più rilevanti che hanno motivato il convegno “Per un dialogo sull’orientamento” con le università marchigiane che si è tenuto nel 2013 qui a Urbino, e che sono stati affrontati nel corso dei lavori. Alcune ragioni della complessità sono senz’altro da ricercarsi nelle concezioni che sono venute via via maturando e che, come ho appena ricordato, intendono oggi l’orientamento come processo e come percorso. Altri importanti fattori sono quelli riferibili ai mutamenti che si sono verificati e si stanno verificando sia nel campo della formazione sia nel mondo del lavoro, ampi e rapidi in entrambi i casi, benché non sempre tra loro in sintonia. Oltre a ciò, occorre considerare pure la ridefinizione dell’orientamento come forma di ‘impegno sociale’ dell’istituzione universitaria e le valenze che oggi si ritiene vadano attribuite al compito di ‘aiutare ad orientarsi’ (e non tanto di ‘orientare’), proprio per il contributo al benessere personale e al contrasto degli abbandoni che tale aiuto può fornire.

Quanto risulta efficace Urbino dal punto di vista dell’orientamento?

Dalla rilevazione annuale già citata risulta che una percentuale compresa tra il 20 ed il 30% dei partecipanti alla principale manifestazione di orientamento del nostro Ateneo, “Università Aperta”, si iscrive ad Urbino. Questi stessi studenti, in misura superiore all’80%, affermano che la partecipazione all’esperienza ha contribuito ‘molto’ o ‘abbastanza’ ad orientare la scelta del corso di studi. Considerando invece la totalità degli studenti medi superiori presenti allo stesso evento, le valutazioni positive circa l’effettiva utilità in vista della scelta si collocano intorno al 90%. Oltre a questi tre indicatori (il primo dei quali è in un certo senso ‘ibrido’, in quanto stima sia l’efficacia dell’orientamento sia quella della promozione), ne occorrerebbero probabilmente altri: è questo uno dei punti sui quali potrebbe utilmente indirizzarsi l’impegno futuro della Commissione Orientamento di Ateneo.

Dopo il primo convegno regionale sull’orientamento sono cambiati metodi e strumenti di Urbino nell’orientamento universitario?

Il convegno interateneo ha rappresentato una prima e significativa occasione di incontro e di scambio tra le Università marchigiane in un settore oggi strategico. Come tale, ha dato ai partecipanti la possibilità di incrementare la consapevolezza dei problemi da affrontare e ha consentito una essenziale ma opportuna conoscenza delle impostazioni di fondo seguite da ciascun ateneo, nonché delle specifiche azioni orientative messe in opera da ognuno di essi. Per quanto concerne nello specifico la nostra Università, ne sono derivate anche una sostanziale conferma della funzionalità dell’impianto generale delle attività di orientamento e alcune indicazioni per nuove azioni, delle quali si sta occupando la Commissione. Gli elementi emersi dall’incontro sollecitano peraltro un lavoro in direzione di una migliore sintonizzazione degli interventi di orientamento universitario nella nostra regione e dell’incremento della loro efficacia, obiettivo al quale tende anche il progetto T.OR.RE., di recente attivato dalla Regione Marche. È altresì auspicabile che l’incontro rappresenti un preludio sia per l’approfondimento dei temi sia per progettare azioni comuni ai quattro Atenei.

Per approfondire pubblichiamo i Contributi Convegno ‘Per un dialogo sull’orientamento’ a cura di Glauco Ceccarelli.

 

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