Stress da lavoro
Come si manifesta e in che modo colpisce gli italiani in ambiti professionali differenti

24 settembre 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Post Opinion

L’articolo seguente è apparso, a firma di Cinzia Franceschini (nella foto), Scuola di Biotecnologie, Dipartimento di Scienze Biomolecolari, sulla rivista Statistica & Società/Anno 3, N. 2 / Lavoro, Economia, Finanza.

Introduzione. L’ambiente lavorativo può esercitare pressioni psicologiche che nei casi più gravi possono trasformarsi in stress lavoro-correlato. È opinione comune che lo stress in generale, ed in particolare quello generato dall’ambiente lavorativo, colpisca soprattutto il cuore e l’apparato circolatorio. Ma è davvero così? Lo stress lavoro-correlato si manifesta tramite la cardiopatia ischemica oppure attraverso un’altra malattia professionale? Colpisce allo stesso modo i lavoratori occupati nei diversi settori di attività economica? Il presente lavoro cerca di rispondere a queste domande studiando le frequenze delle malattie professionali legate allo stress, suddivise per settore di attività economica.

Definizione. Dal 31 dicembre 2010 è in vigore per tutte le aziende italiane l’obbligo di valutare il rischio da stress correlato al lavoro. Non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono però essere considerate come stress collegato al lavoro, cioè stress lavoro-correlato. Secondo l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (European Agency for Safety and Health at Work): “Lo stress lavoro-correlato viene esperito nel momento in cui le richieste provenienti dall’ambiente lavorativo eccedono le capacità dell’individuo nel fronteggiare tali richieste[1]. L’articolo 3 dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004 – così come recepito dall’Accordo Interconfederale del 9 giugno 2008 – definisce lo stress lavoro-correlato come “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro” (art. 3, comma 1).

Rilevanza. L’importanza dello stress lavoro-correlato è ben descritta dalla seguente frase: Uno dei profili maggiormente innovativi e qualificanti della riforma della normativa concernente la prevenzione dei rischi per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, disegnata dal legislatore italiano con la legge delega 3 agosto 2007, n. 123, e realizzata con il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, è sicuramente riconducibile all’espressa previsione per tutti i datori di lavoro, privati e pubblici, dell’obbligo di valutare e prevenire i rischi derivanti dallo stress lavoro correlato, secondo i contenuti dell’Accordo quadro europeo siglato in materia dalle parti sociali sovranazionali nell’ottobre del 2004.” [2]

Dati. I dati analizzati sono quelli delle malattie professionali legate allo stress e denunciate all’Inail durante gli anni 2010-2012 in Italia. Le malattie professionali sono classificate secondo le tabelle D.M. 9 aprile 2008. La classificazione delle attività economiche è quella ATECO 2007, elaborata dall’ISTAT che costituisce la versione nazionale della nomenclatura europea, NACE rev.2, pubblicata sull’Official Journal il 30 dicembre 2006 (Regolamento (CE) n.1893/2006 del PE e del Consiglio del 20/12/2006). [3]

Si mostrano, per brevità, i dati e i grafici relativi all’anno 2012. Ma risultati molto simili sono stati  ottenuti anche per gli anni 2010 e 2011.

Alcune malattie professionali denunciate all’Inail sono legate al fenomeno dello stress lavoro-correlato, come mostrato dalla seguente tabella, tratta dal documento del coordinamento tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro del  2012, il cui  Coordinatore è  Fulvio d’Orsi. [4]

L’analisi dei dati delle malattie professionali denunciate in Italia negli anni 2010-2012 mostra come le malattie del sistema osteo-articolare, dei muscoli e del tessuto connettivo rappresentino da sole la maggioranza assoluta per tutti i settori di attività economica, ad esclusione del settore denominato  non determinato. Di quest’ultimo fanno parte le malattie professionali denunciate in aziende con una attività economica non chiara, oppure quelle malattie che provocano assenza dal lavoro per un numero di giorni inferiore a tre.

Metodologia. La metodologia utilizzata è l’analisi delle corrispondenze con la quale si  rappresentano i dati tramite il biplot, un grafico dove ad ogni riga e ad ogni colonna corrisponde un punto. Permette di ottenere grafici su cui rappresentare congiuntamente diverse variabili. L’interpretazione degli assi nel grafico avviene in termini di modalità contrapposte (cioè modalità dello stesso carattere che sono agli estremi opposti degli assi) e di associazione positiva (cioè frequenze significativamente maggiori rispetto alla tabella di indipendenza). La vicinanza tra punti riga (che rappresentano le variabili riga) indica similitudine tra le variabili di colonna. Analogamente, la vicinanza tra i punti colonna (che rappresentano le variabili colonna) indica similitudine tra le variabili di riga. La vicinanza tra i profili si interpreta sempre in termini di profilo medio. Le distanze dall’origine degli assi, cioè dal baricentro, si interpretano in termini di scarto dal profilo medio [5].

Per tutti e tre gli anni il metodo ha evidenziato la presenza di associazione tra le malattie professionali e i settori di attività economica: il livello di probabilità osservato (noto come p-value nella letteratura anglosassone) è sempre uguale a zero. Il metodo ha un’attendibilità, misurata dal peso relativo dei primi due autovalori dominanti, superiore al 90% in tutti i casi esaminati.

L’analisi delle corrispondenze mostra delle regolarità di comportamento negli anni. Nel dettaglio: le malattie del sistema osteoarticolare, dei muscoli e del tessuto connettivo si associano al settore di attività economica dell’artigianato. Le malattie del sistema nervoso e degli organi di senso si associano invece al settore dell’Industria. I tumori si associano al settore non determinato. Le malattie del sistema circolatorio si posizionano sempre nel baricentro.

1= Malattie infettive e parassitarie; 2= Tumori; 3= Malattie endocrine, della nutrizione, del metabolismo e disturbi immunitari; 4= Malattie del sangue e degli organi emopoietici; 5= Disturbi psichici; 6= Malattie del sistema nervoso e degli organi di senso; 7= Malattie del sistema circolatorio;
8= Malattie dell’apparato respiratorio; 9= Malattie dell’apparato digerente; 10= Malattie dell’apparato genito-urinario; 11= Malattie della cute e del
tessuto sottocutaneo; 12= Malattie del sistema osteo-articolare, dei muscoli e del tessuto connettivo; 13= Sintomi, segni e stati morbosi mal definiti;
14= Non determinato.

L’analisi delle corrispondenze indica chiaramente che le malattie del sistema circolatorio (indicate nel grafico dal numero 7) non si associano a nessuna attività economica in particolare.

Conclusioni. Le malattie del sistema osteoarticolare, dei muscoli e del tessuto connettivo  rappresentano da sole più del 50% delle malattie professionali denunciate all’Inail in Italia negli anni 2010, 2011 e 2012, per tutti settori di attività economica analizzati. Contrariamente all’opinione comune, queste malattie sono molto più frequenti di quelle associate all’apparato circolatorio, che coincidono con il profilo medio ma la cui frequenza non supera il 2%. Nella prevenzione delle malattie professionali legate allo stress conviene dunque utilizzare le malattie del sistema osteoarticolare, dei muscoli e del tessuto connettivo  come indicatore privilegiato della presenza di stress lavoro-correlato. Però non pensate che il lavoro vi stressi solo perché avete dolori cervicali: potreste semplicemente avere preso un colpo d’aria!

 

Riferimenti Bibliografici.

[1] http://osha.europa.eu/en/publications/factsheets/22/view

[2] Nunin Roberta, La prevenzione dello stress lavoro correlato Profili normativi e responsabilità del datore di lavoro, EUT EDIZIONI UNIVERSITÀ DI TRIESTE, ISBN 978-88-8303-462-6

[3] INAIL, banca dati statistica http://bancadaticsa.inail.it/bancadaticsa/bancastatistica.asp?cod=2

[4] STRESS LAVORO CORRELATO. Indicazioni per la corretta gestione del rischio e per l’attività di vigilanza alla luce della lettera circolare del 18 novembre 2010 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. (documento del coordinamento tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro, 2012) Coordinatore: Fulvio d’Orsi

[5] Mary Fraire, Alfredo Rizzi, Analisi dei dati per il Data Mining, Carocci Editore (2011)

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