I robot, etica e prospettive sociologiche
La lecture di Junji Tsuchiya ieri al Polo Volponi sulle nuove frontiere della tecnologizzazione

25 settembre 2014  |  di  |  Pubblicato in Eventi, Home page Uniurb

Ha spento 50 candeline l’anno scorso, dopo la prima messa in onda televisiva. E’ Astro Boy, il personaggio mito del fumetto giapponese, icona nazionale creata da Osamu Tezuka, prova “vivente” di come già nel 1963 i robot fossero il grande sogno della società nipponica del dopoguerra. E quel robot oggi è quasi umano in un mondo dove la tecnologia è dappertutto ed è stata metabolizzata. Le macchine, infatti, hanno preso il posto dell’uomo nella vita di tutti i giorni in molti settori, da quello più importante delle lavorazioni meccaniche, ad altri settori che cominciano ad ampliarsi, come l’alimentare e il farmaceutico, l’industria elettrica ed elettronica.

Già perché il Giappone – come ha sottolineato ieri il professore Junji  Tsuchiya  della Waseda University di Tokyo – è fra i primi produttori di robot a livello mondiale, il Paese insomma con il maggior numero di replicanti».

Perché siete più tecnofili degli altri Paesi e amate così tanto i robot?

Perché siamo pigri. Non vogliamo discutere, nel senso di litigare, preferiamo evitare, non sentire spiegazioni o scuse. La questione cardine risiede nella nostra fede scintoista: più che parlare, comunichiamo sul piano spirituale, sottile e gli sguardi, i gesti e la mimica ne solo l’espressione materiale. Siamo molto diversi da voi. La nostra preoccupazione maggiore è trovare l’armonia in questo mondo. La tecnologia ci aiuta a vivere meglio e ne siamo consapevoli, cioè ne abbiamo assorbito i risvolti etici per una felice convivenza e una maggiore organizzazione».

Accolto ieri al Polo Volponi, il prof Junji  Tsuchiya ha tenuto una lezione sulle Nuove Frontiere della tecnologizzazione per una Società Sostenibile all’interno del corso di Dottorato in Sociologia della comunicazione e scienze dello spettacolo. Il noto sociologo presentato dal professore Giovanni Boccia Artieri ha centrato la sua lecture sulla Robotizzazione di una società sostenibile e ha sottolineato che se il Giappone detiene il 50% del mercato mondiale (nel 2013 ha segnato un incremento del +12%, inoltre, le installazioni hanno superato le 300mila unità) l’Italia è fra i primi partner insieme agli Usa che collabora nei team scientifici per la messa a punto di apparecchi e macchine robotizzanti.

Perché secondo lei la produzione industriale italiana, anche nella robotica, è in calo?

L’Italia non può ostinarsi a crescere senza investire in ricerca e sviluppo. Questo Paese investe ogni anno in ricerca industriale lo 0,5% della ricchezza che produce. Il Giappone il 3,3%. Questa è una differenza sostanziale.

Come si deve porre l’individuo rispetto a una società meccanica?

L’identità dell’individuo va costruita, non è data, epistemologicamente non esiste. E’ nell’individuo che la società trova una nuova espressione di sé. L’individuo non si socializza, ma è la società che si individualizza nei suoi membri. Definisci, dai senso a te stesso, agisci con gli altri in base alla tua posizione interattiva precedente. E’ la prospettiva socio-costruttivista.

 

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