Studenti e Riforma
Non si placa la protesta a Urbino

15 febbraio 2011  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (A), Slider  |  1 Comment

Il Consiglio nazionale degli studenti, a seguito dell’entrata in vigore (29 gennaio 2011) della nuova riforma dell’Università italiana (legge 240/2010), vista l’imminente necessità da parte del MIUR di emanare i decreti attuativi in materia di organizzazione delle Università, del personale accademico e del reclutamento, ritiene indispensabile che si tenga nella dovuta considerazione il parere degli studenti.

La riforma Gelmini – dichiara il presidente del Consiglio degli Studenti di Urbino Stefano Paternò (23 anni, studente di Psicologia, laurea triennale) appare nella forma di un grande scheletro al quale occorrerà dare concretezza con l’autonomia degli Atenei e con i decreti attuativi”.

L’impianto della ‘riforma Gelmini’ delega, infatti, il governo ad adottare, entro un anno, una serie di provvedimenti per renderla operativa. Tra regolamenti e decreti ministeriali, infatti, le caselle della riforma sono quasi tutte da riempire: 40 provvedimenti attuativi, cui parallelamente devono essere aggiunte le riforme dello statuto che ogni università dovrà approvare entro fine giugno (massimo settembre) per modificare i sistemi di governo e quindi introdurre rettori a tempo, consigli di amministrazione aperti agli esterni e direttore generale.

Dov'è finita la mia borsa di studio? Foto di Donatello Trisolino

Dov'è finita la mia borsa di studio? Foto di Donatello Trisolino

“La questione della governance ci preoccupa molto”. Ci dice Stefano Paternò: “Se l’università dovrà modificare i propri statuti in materia di organizzazione e di organi di governo dell’ateneo, tutto verrà ridisegnato senza sapere quale sarà in futuro il nostro ruolo. Sappiamo solo che la riforma dello Statuto sarà affidata a una commissione di soli quindici membri (tra cui due studenti) nominata dal rettore. Ma in base a quale criteri saranno nominati?”.

Mauro Vecchietti (25 anni, studente di Sociologia, laurea specialistica) rappresentante in CDA (Consiglio d’Amministrazione) e membro del CNSU (Consiglio Nazionale Studenti Universitari) crede che si debba mantenere il numero dei rappresentanti negli organi accademici, fissato per legge al 15%, in modo da garantire un peso reale degli studenti nelle scelte che li riguardano direttamente. Riguardo a questi ultimi, una delle principali innovazioni varate dal ministro Gelmini consiste nel ripartire il 7% del fondo di finanziamento per gli oltre settanta atenei italiani (7,2 miliardi di euro nel 2009, ridotti a 6,9 nel 2010) secondo criteri di merito. Più soldi ai migliori; meno – o nessuno – agli ultimi della classe. Il fondo, tuttavia, sarà sotto il controllo del Mistero dell’Economia e finanziato da privati.

In realtà i prestiti d’onorecontinua Mauro Vecchiettisono una gran cosa ma nel sistema americano dove è consuetudine che gli studenti usufruiscano di prestiti economici agevolati, che restituiranno nei primi anni di attività lavorativa. Se il Fondo sembra rispondere anche a un’esigenza che proviene dal mercato del lavoro che cambia e si evolve richiedendo personale altamente qualificato, in Italia dove non c’è mobilità né geografica né sociale, e le borse di Studio diminuiscono in maniera drastica, da cosa è giustificato? (nel 2012 passeranno a 126 dalle 246 del 2009) e i prestiti come potranno essere restituiti? Significherà che non sarà più garantito il diritto allo studio. Si arriverà a trent’anni in una condizione di strutturale precarietà, tra l’elevato livello delle aspettative e il basso profilo delle possibilità. Viene meno il cosiddetto patto generazionale”.

A poche settimane dall’entrata in vigore della legge, dunque, la protesta degli studenti di Urbino potrebbe continuare nel tempo prendendo nuova linfa, per due ragioni fondamentali ci spiega Rocco Stasi membro dell’Assemblea Permanente (30 anni, studente di Sociologia, laurea triennale): “da un lato per la dimensione collettiva che ha assunto la mobilitazione italiana; dall’altro, invece, per lo sconcertante scenario economico nel quale si è innescata la mobilitazione. Gli studenti sono sempre più consapevoli dell’incertezza del proprio futuro professionale: nella mobilitazione abbiamo condiviso le problematicità e la complessità del presente. E i tempi sono connotati da aspettative crescenti, da stili di vita eccessivi. La nostra proposta parte quindi dal riequilibrare il contributo che ogni famiglia paga all’università cercando di incidere maggiormente sui redditi più alti, e poter così far fronte ai tagli previsti al diritto allo studio e alla crescente difficoltà delle famiglie di affrontare il costo della vita. Questa mobilitazione è differente dalle precedenti: dietro la grande delusione impressa dal governo, molti studenti partecipano con grande impegno e passione sociale per cambiare le cose”.

Sulla forma la protesta è cambiata, lo abbiamo visto in tutt’Italia. Sulla sostanza, a Urbino, il Rettore Stefano Pivato aveva già espresso e, ci ha ribadito, che la commissione tecnica, incaricata di ridiscutere le fasciazioni di reddito, è aperta a suggerimenti e idee degli studenti che vogliano partecipare in maniera propositiva. “Il Consiglio degli studenti – ci racconta il suo presidente Stefano Paternò– ha invitato gli studenti, i gruppi di studenti e/o le associazioni, a inviare i propri progetti sui nuovi criteri da adottare nel sistema di contribuzione e fasciazione e sulla necessità di maggiore qualità e quantità di servizi”. Progetti che saranno portati sul tavolo di lavoro della commissione tecnica, nella quale sono stati nominati, dal Senato accademico e dal CDA, due rappresentanti degli studenti (Mauro Vecchietti e Simone Fabbrocile). Se l’Assemblea permanete contestava che nessun delegato era ammesso a far parte di quella commissione, oggi l’Assemblea risulta essere più rappresentativa. Mauro Vecchietti ha deciso di fare un passo indietro lasciando il posto in Commissione, assecondando le richieste da parte delle associazioni. Al suo posto il Consiglio degli studenti ha nominato Gabriella Flamini, espressione dell’Assemblea Permanente. “Non è vero che non ci sentiamo rappresentati da  Vecchietti e da Fabbrocile (rappresentante in Senato accademico) né è una critica alle loro capacità, ma dato che questi non sono espressione dell’assemblea permanente, lo abbiamo vissuto come un tentativo di delegittimazione da parte del Senato accademico rispetto alla nostra istanza di fare sedere uno di noi al tavolo di discussione. Allargare la discussione a più studenti, che non siano i soliti, aumenta la possibilità del confronto e della risoluzione dei problemi. Per esempio nelle commissioni paritetiche per la didattica.” Ha voluto precisare Rocco Stasi. “I rappresentanti criticati – ci tiene a ribadire Stefano Paternò – si sono fatti sempre promotori dell’Assemblea. E comunque che la democrazia rappresentativa sia espressione della volontà della maggioranza degli elettori è un principio indiscutibile”.

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