I tormenti dell’esistenza
Da Miguel de Unamuno all'uomo "moderno". Dialogo con Paolo Ercolani

10 ottobre 2014  |  di  |  Pubblicato in Post Opinion

«Unamuno (1864 – 1936), filosofo spagnolo, uno dei più grandi autori iberici ma relativamente poco conosciuto, è un autentico uomo cristiano che non è mai riuscito ad avere fede in Dio. Figura emblematica della condizione umana, incarna, da una parte, l’uomo che non vuole morire, ansioso di una vita eterna e di un Dio che conferisca certezze alla propria vita, dall’altra un uomo coinvolto nell’incessante e reciproca ricerca della verità, sempre in lotta con Dio».

Paolo Ercolani, da anni studioso delle tematiche che chiamano in gioco il rapporto tra ragione e fede, è tra gli studiosi urbinati (con Piergiorgio Grassi, illustre filosofo e teologo, Domenico Losurdo, professore emerito di storia della filosofia e Nicola Panichi, direttore del Dipartimento di Scienze dell’uomo), che il 7 ottobre hanno preso parte all’incontro/confronto con Armando Savignano, ordinario di filosofia morale all’Università di Trieste, fra i massimi esperti internazionali della filosofia spagnola, a Urbino per presentare il suo ultimo volume, edito da Bompiani, M. De Unamuno: filosofia e religione e per affrontare un tema quanto mai attuale e pressante per ogni essere umano: quello tra filosofia e religione, ovvero tra fede e ragione.

Professore Ercolani, perché partire da Unamuno?

Perché Unamuno è una figura affascinante e tormentata. Un cristiano razionale adatto alla riflessione sulla condizione dell’uomo moderno. I suoi tormenti sono il risultato di tanti secoli di scontri tra scienza e religione. A partire dal ‘900, con la morte nietscheana di Dio, l’uomo ha iniziato a fare bilanci e a cercare la verità, una verità difficile da gestire soprattutto per l’uomo moderno, sempre di corsa, che non vuole fermarsi a riflettere. Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono nei momenti di solitudine. Nella società e nell’epoca della distrazione in cui viviamo, non è più possibile. In un mondo, dove le innovazioni della comunicazione introdotte dalle nuove tecnologie, rompono quel silenzio, quel momento necessario per fare i conti con la propria interiorità e spiritualità, la Rete e il web sociale diventano un diversivo. Quando ci si ferma però ci si scopre improvvisamente fragili.

Ma anche Papa Francesco è su Twitter (@Pontifex_it) e ha più di 2milioni di followers.

Non escludo che i social network possano aiutare anche ad affrontare tematiche di questo tipo, però la mia idea di fondo è che queste nuove tecnologie comunicative tendano a informarci su tutto ma con un tono minore, in modo superficiale, e non permettano all’uomo di raggiungere la propria interiorità. Rifiutarle significherebbe assumere un atteggiamento miope e antimoderno, però andrebbero utilizzate nella consapevolezza che esse costituiscono un filtro potente fra noi e la nostra esperienza del mondo: sia quello interiore sia quello esteriore.

Come utilizzerebbe Unamuno i social networks?

Si iscriverebbe ai social sotto falso nome. Unamuno di oggi nella società della rete sarebbe un utente che nasconde la sua vera identità ma combattuto dal senso di colpa.

 

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