Un ponte lungo quattro secoli
Le relazioni tra Italia, Angola e continente Africano. Nella lezione dell'Ambasciatore Giuseppe Mistretta a Giurisprudenza. Martedì 14 ottobre

13 ottobre 2014  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Innovazione

“Un ponte lungo quattro secoli. Le relazioni tra Italia, Angola e continente Africano: storia, prospettive e opportunità per il nostro Paese” è il titolo della lezione che l’Ambasciatore della Repubblica Italiana in Etiopia, Giuseppe Mistretta, terrà domani (martedì 14 ottobre, dalle ore 14) nell’aula magna del Dipartimento di Giurisprudenza (via Matteotti, 1), nell’ambito del Corso di Diritto Commerciale (docente, professoressa Elisabetta Righini), Laurea Magistrale in Giurisprudenza. Sarà presente alla lezione il sindaco Maurizio Gambini.

La lezione intende sottoporre all’attenzione degli studenti di Giurisprudenza, e del corso di Diritto commerciale in particolare, nonché agli studiosi e ai professionisti la preziosa testimonianza di un importante protagonista della realtà politico-economica internazionale. Il relatore, attualmente Ambasciatore della Repubblica Italiana in Etiopia, è stato infatti  per diversi anni ambasciatore della Repubblica Italiana in Angola, paese che presenta una delle economie più attrattive e dinamiche dell’intera Africa, continente che, per le immense risorse naturali e umane e per le enormi potenzialità di crescita, è in grado di offrire grandi opportunità di sviluppo e di collaborazione anche alle imprese italiane. In quest’ambito l’ambasciatore Mistretta ha attivamente contribuito al processo volto a creare e consolidare saldi legami, che potranno offrire importanti opportunità di collaborazione anche agli imprenditori e professionisti del nostro Paese.

«Ho sempre dato grande priorità al settore economico, nelle Ambasciate dove ho lavorato, poiché oggi questo aiuta la nostra sofferente base industriale – ha sottolineato l’Ambasciatore Mistretta – il ruolo dei diplomatici si è sempre più trasformato in quello di creatori di opportunità economiche, che poi ovviamente vanno perseguite dai singoli imprenditori. Il processo è reso difficoltoso a causa del fatto che l’ Italia non ha avuto a disposizione , per lunghi anni,  notevoli linee di credito da porre a base delle iniziative economiche delle nostre aziende. Le nostre imprese competono spesso sui mercati internazionali senza alcuna copertura finanziaria, e ciò è arduo, visto il livello agguerrito della concorrenza, che spesso invece si giova di tali strumenti. Ad ogni modo, il problema, anche grazie agli allarmi inviati dalle nostre Ambasciata in Asia ed in Africa, nonché dei nostri operatori, è stato percepito, e si sta cercando di farvi fronte con precise e mirate iniziative di carattere finanziario, che si incentrano sulla SACE, la SIMEST e la Cassa Depositi e prestiti».

Qual è la situazione economica in Angola rispetto alle cosiddette tre grandi “aree integrate”?

L’ Angola è uno Stato in forte crescita economica, ma anche dotato di apprezzabile stabilità politica; il Paese è fortemente impegnato per la pace e stabilità della regione del Golfo di Guinea, di quella dei Grandi Laghi, dell’ Africa Australe e del Continente africano in generale. Partecipa a tutte le più importanti organizzazioni internazionali, e si è candidata ad un seggio non permanente del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2015-2016, quale ulteriore segnale di impegno nell’ arena internazionale. E’ anche un  membro importante dell’ Associazione degli Stati lusofoni.

Quali sono i Paesi, appartenenti alle economie emergenti, tra i maggiori interlocutori dell’Angola?

Cina, Turchia, Brasile, e Sud Africa sono i Paesi “nuovi” che intrattengono con l’ Angola i rapporti più stretti, specialmente sotto il profilo economico. L’ Angola ha ricostruito la propria economia, dopo trent’ anni di guerra civile,  grazie soprattutto alle linee di credito e alle imprese cinesi, ed è ovvio che i rapporti fra Luanda e Pechino siano ancora oggi molto intensi, sebbene con qualche graduale presa di distanza da parte angolana. Per quanto riguarda il Brasile, gioca il fattore culturale, poiché come noto le affinità tra i due Paesi hanno le loro radici nell’ arrivo di milioni di schiavi angolani nelle terre brasiliane fra il XVI ed il XIX secolo;  anche la lingua comune svolge un fondamentale fattore di amalgama. Il Sud Africa è un volano economico per tutta l’ Africa Australe, e quindi anche per l’ Angola; vanno anche tenuti presenti i rapporti personali particolarmente stretti fra i due Presidenti, Zuma e dos Santos. Infine, la Turchia è un “new player” molto aggressivo in tutta l’ Africa, e l’ Angola è uno dei principali bersagli dell’ attenzione delle società turche; la disponibilità di notevoli linee di credito turche dedicata all’Angola non fa che facilitare il ruolo delle imprese della Turchia nel Continente.

Che tipo di collaborazione ha instaurato l’Italia?

L’ Italia ha una ricchissima e profonda storia in Africa, che trae le sue origini dai missionarie dagli esploratori che visitarono il Continente fin già dal XVII secolo . Negli anni 70 l’ attenzione italiana verso l’ Africa fu particolarmente rilevante, grazie alla priorità che il processo di decolonizzazione nel Continente assunse sia nell’ agenda del PCI che della DC, ispirata quest’ ultima dall’ Enciclica Populorum Progressio del Pontefice Paolo VI (1976). Gli anni 80 e 90 furono caratterizzati dalle importanti realizzazioni della nostra Cooperazione allo Sviluppo, anche in Angola, dove durante la trentennale guerra civile, i nostri esperti e cooperanti rimasero coraggiosamente nel territorio devastato dagli eventi bellici, mentre altre cooperazioni lasciavano il Paese. I nostri sforzi verso l’ Angola ed il Continente africano proseguirono, ma in tono minore, negli anni dopo il 2000, e sono ripresi con una maggiore consapevolezza verso le potenzialità dell’ Angola e del Continente nel suo insieme solo dopo il 2009, anche con una serie di rilevanti visite politiche, e con iniziative e Conferenze sull’ Africa organizzate in Italia.

Quali opportunità economiche esistono per le imprese italiane, e per quali imprese in Angola e nel resto del continente?

L’ Angola ha necessità di diversificare la propria economia, ancora quasi esclusivamente centrata sul petrolio, sul gas e sui diamanti. Pertanto sono particolarmente gradite tutte quelle iniziative economiche, anche da parte italiana, volte a potenziare il settore dell’ agricoltura, dell’ agro-alimentare, del marmo e delle pietre decorative, della protezione ambientale, del turismo etc. Ma ovviamente, in questo momento, ed ancora per molti anni, la parte del leone è giocata dalle imprese operanti nel settore degli idrocarburi, pertanto per l’ Italia da ENI e Saipem , molto attive nel Paese da decenni. Per quanto riguarda invece l’ import/export, dopo l’ anno record del 2011 in cui esso è balzato da circa 500 milioni di euro ad oltre un miliardo e 700 milioni di euro, esso si ormai da qualche anno attestato sul miliardo di euro, cirfra comunque ragguardevole in ambito africano.

Da marzo di quest’anno è Ambasciatore della Repubblica Italiana in Etiopa. La situazione è sempre drammatica o ci sono segnali più confortanti? Quali sfide deve affrontare il Paese per emergere economicamente?

La situazione in Etiopia non è più drammatica, anzi è molto stimolante ed interessante sia dal punto di vista politico che economico-commerciale. L’ Etiopia è un grande Paese di 90 milioni di abitanti, con una economia in dirompente crescita, e dotato di una notevole stabilità politica, che favorisce il “business climate”. Esistono ancora molti problemi amministrativi e burocratici per gli imprenditori stranieri, che limitano gli affari realizzabili e scoraggiano gli operatori, ma l’ intenzione del Governo è di eliminarli progressivamente. L’ Italia è un grande partner dell’ Etiopia, e la nostra Cooperazione nel Paese è , dopo l’ Afghanistan, la più importante in termini di stanziamenti (oltre cento milioni di euro per il trinennio 2013-2015). Anche i rapporti culturali sono intensissimi e , direi, effervescenti. La sfida per l’ Etiopia el futura è sviluppare il trend attuale nella stabilità e nella fiducia internazionale.

L’Italia e le imprese italiane possono contribuire ad avviare quei processi di sviluppo che servono in alcune parti del continente?

Gli imprenditori italiani sono molto apprezzati, specialmente per i macchinari e l’ alta tecnologia, quanto mai essenziali per l’ Africa del futuro. Del nostro sistema imprenditoriale, malgrado la crisi attuale, in Africa si apprezza soprattutto il modello del distretto, del cluster, che mette insieme a poco distanza tutta una filiera produttiva, come nel nord est italiano. C’è un grande desiderio di Italia nel Continente africano, in Etiopia ed in Angola, ma per coglierlo bisogna veramente innestare quel sistema paese italiano di cui tanto si parla, ma che si vede raramente in azione al massimo del suo potenziale.

Agli studenti della Scuola di Giurisprudenza saranno attribuiti per la frequenza 0,50 CFU (Crediti Formativi Universitari).

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