Luca Zingaretti e il “Teatro” della cultura
"La città degli studenti". Intervista all'attore in scena a Urbino

14 marzo 2011  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (B)

Luca Zingaretti, alla soglia dei cinquant’anni, smette i panni del Commissario Montalbano per indossare al Teatro Sanzio di Urbino quelli di Paolo Corbera, giovane laureato in Giurisprudenza, protagonista della pièce La Sirena tratta dal racconto Lighea di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La trama possiamo leggerla nel blog di Zingaretti.

Nell’attesa che si aprisse il sipario ducale lo abbiamo raggiunto ad un incontro con il Rettore.

Luca Zingaretti e il Rettore Stefano Pivato — Foto di Paolo Bianchi

Luca Zingaretti e il Rettore Stefano Pivato — Foto di Paolo Bianchi

Prima di andare in scena ha avuto tempo per una passeggiata: che impressione ha avuto di Urbino?

Una città stupenda, per quello che ho visto, ma in particolare ho notato  una cosa curiosa: sembra che ci siano soltanto ragazzi. Ma non c’è nessuno sopra i trent’anni?! Dove sono i quarantenni?

E’ una città campus, i ragazzi vivono il centro più di tanti urbinati che sono andati ad abitare in periferia.

Comunque una bella sensazione, vedere ragazzi che credono ancora nel valore dello studio sui libri, di riflessioni che non si esauriscono nello spazio di pochi secondi. Oggi si vorrebbe consumare tutto alla svelta, senza addentrarsi nei concetti, negli approfondimenti. Ho paura che troppi ragazzi pensino che in fondo lo studio non sia importante, che poi alla fine ci si sistemi a prescindere e comunque non grazie alla cultura e alla preparazione.

Teatro, cinema e università: in comune hanno oggi i drammatici tagli dei finanziamenti.

Un degrado progressivo che non è di oggi ma va avanti da molto tempo. Ma è anche vero che il mondo della cultura dovrebbe fare un po’ di autocritica: andare a teatro negli anni ’80 era spesso un’esperienza deludente, ripetitiva e noiosa. Questo ha allontanato gli spettatori e l’impari concorrenza con la televisione imperante ha fatto il resto.

C’è da essere pessimisti. Come se ne esce?

Non so se ne usciremo, ma se ce la faremo sarà grazie alla qualità. La tv da anni propone applausi registrati, risate registrate, emozioni di plastica, alle quali il teatro può contrapporre passioni vere. L’altra sera una signora è venuta in camerino a fine spettacolo con le lacrime agli occhi, dicendo che non aveva mai provato emozioni così intense. Avrà pure esagerato ma questa è l’essenza del teatro, che anche solo con il tradizionale passaparola riporta la gente a viverlo. Questo adesso è il nostro compito: fare qualità e comunicarla.

Da Camilleri a Tomasi di Lampedusa: un’ossessione per  la Sicilia.

Soprattutto per questi due grandi scrittori, che sanno trasmettere al meglio il carattere, la forza, le passioni più intime di quella terra.

“La Sirena” propone le riflessioni di due siciliani emigrati a Torino: è un omaggio al 150° dell’Unità d’Italia?

Una coincidenza, ma ora che me lo fa notare posso dire che mi fa piacere. Tuttavia, il vero tributo dell’opera, un dialogo profondo e toccante tra un laureato in Giurisprudenza e un professore di letteratura greca è all’importanza della cultura per la crescita e la  maturazione degli uomini e dunque all’Università

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