L’eredità di Carlo Bo
I libri "lasciati" e la memoria spirituale

15 marzo 2011  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (B), Slider

Carlo Bo come Federico da Montefeltro? I puristi della critica e dello storicismo non esiterebbero a sprezzare un paragone del genere. Eppure, “nell’aspero sito di Urbino” pochi personaggi d’intelletto hanno imposto la loro praesentia spirituale al pari dei due. Certo, è difficile immaginare Bo che, simile ad un cavallerizzo furente, rizza in arcioni e si getta imperterrito nella mischia, impugnando una picca od un forcone. Non era certamente nel suo carattere.

Carlo Bo, foto d'archivio Università di Urbino

Carlo Bo, foto d'archivio Università di Urbino

Arduo poi sarebbe poter sorprendere con la mente Federico il guercio, col sigaro fumante, intento a leggere Proust nel suo studiolo mal illuminato. Pur tuttavia il ‘lascito’ in termini di libri e di magisterium è considerevole, sì da stimare lo storico Rettore dell’Ateneo urbinate alla stregua del grande condottiero e mecenate. Nel 2000, per volere dello stesso critico, è nata la ‘Fondazione Carlo e Marise Bo’, la quale, oltre a conservare centomila unità bibliografiche (che la rendono la più imponente biblioteca personale italiana), organizza dal 2003 le ‘Lezioni Urbinati’, conferenze di rilievo internazionale, tenute da eminenti studiosi nel dominio letterario e storico-filosofico. In virtù di tali convegni, si offre il pretesto di un fecondo crocevia tra le differenti discipline umanistiche (filologia, critica letteraria, storia, filosofia), al fine di condurre una conoscenza non prettamente tecnica, che non si perda in utilitarismo autoreferenziale, ma che, forte del valore etico ed umano, proceda ai fini stessi dell’uomo, dando un serio imprinting alla sua esistenza. In occasione del centenario del suo genetliaco, che cade quest’ anno, in un piccolo e saturo volume (Lezioni Urbinati 2003-2009, AA. VV., Codice Edizioni, Torino 2011, pp. 134), sono state pubblicate, in forma breve, tutte le conferenze in onore di Carlo Bo, tenutesi dall’anno dell’istituzione al 2009. Interessante è l’eterogeneità tematica del libello, che racchiude in un sol corpo alcune riflessioni sui primordi della moderna scienza (E. Bellone), le assurde pretese hegeliane di poter esaurire la ‘forma’ del romanzo nella sua stessa filosofia totalizzante (S. Givone), il cursus della poesia siderea da Omero a Leopardi (P. Boitani), l’intrigante concetto di ‘bellezza vaga’ e il suo significato primigenio (R. Bodei), il rapporto psicanalitico tra l’autore e la sua opera (F. Orlando), l’interpretatio filologica dello Zibaldone leopardiano (C. Ossola) e la lungimiranza dei romanzieri di primo Novecento (M. Lavagetto). Ognuno di questi saggi apre, in maniera inedita, a nuovi holzwege interpretativi, ponendosi all’avanguardia nel dibattito letterario contemporaneo, sino a fare del proprio attributo peculiare l’interdisciplinarità e l’eterodossia metodologica. La puntuale analisi del testo galileiano di Bellone, ad esempio, sviscera in termini letterari una vicenda essenzialmente scientifica. Allo stesso modo, l’approccio freudiano di Orlando suggerisce l’innovativa dialettica tra la biografia dell’autore e la sua opera contra la tradizionale e, forse, pretenziosa esposizione di Saint-Beuve, venendo addirittura in polemica con il modus operandi della Pléiade. Ciò nondimeno l’articolo di Lavagetto mostra il carattere profetico e alchemico che la letteratura può sfoggiare a fronte di catastrofici avvenimenti storici.

La chiave di volta delle ‘Lezioni’ e della ‘Fondazione’ è quello di preservare nella memoria delle generazioni a venire l’intenso spirito di ricerca e di verità, che ne ha sempre contraddistinto  l’eponimo sin dalle prime battute del suo operato di ampio raggio critico.

Carlo Bo, esperto in letteratura francese e spagnola, insigne conoscitore dell’ermetismo italiano, nonché intellettuale di fama europea, ha posto un fondamento imprescindibile per la futura ‘rinascenza’ della città di Urbino, locus amoenus nel quale è possibile conciliare sorprendentemente arte, storia e natura in un singolo crogiuolo culturale.

di Alberto Fraccacreta e Matteo Giunta
Facoltà di Lettere e Filosofia


UniurbPost ha pensato di affidare il racconto del centenario della nascita di Carlo Bo agli studenti della sua Università, a quei giovani che, pur non avendo potuto conoscerlo da vicino, si stanno formando nell’Ateneo che ne porta il nome, contribuendo ad assicurare vitalità e continuità alla sua opera di intellettuale e di ‘reggitore di Urbino’: sarà, ne siamo convinti, un intenso percorso di conoscenza e di riconoscenza.

— la Redazione di UniurbPost


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