“Salvaguardare le tradizioni”
Il Rettore Pivato presenta il piano dell’offerta formativa 2011-2012

15 marzo 2011  |  di  |  Pubblicato in Università  |  1 Comment

Sono state complessivamente tutelate le tradizioni di ricerca e le esperienze formative e, seppure alleggerita, l’offerta formativa si è aperta all’innovazione e ha iniziato a modellarsi su una nuova logica, basata su priorità d’Ateneo e una maggiore sinergia tra le Facoltà.

E’ quanto hanno spiegato alla stampa, il rettore Stefano Pivato e il prorettore ai processi formativi Massimo Baldacci, in occasione della presentazione dell’offerta formativa per l’anno accademico 2011-2012.

Il processo di ridefinizione dell’offerta formativa che ha costretto le università italiane a tagli, fino al 50%, è stato di ridotte dimensioni a Urbino.

Conferenza Stampa Offerta Formativa 2011-2012, Rettorato — Foto d'archivio Università di Urbino

Conferenza Stampa Offerta Formativa 2011-2012, Rettorato — Foto d'archivio Università di Urbino

Il progetto dell’offerta formativa – ha spiegato il prof. Massimo Baldacci – tiene simultaneamente conto di differenti esigenze: il rispetto dei nuovi vincoli strutturali fissati dal Miur; la salvaguardia delle posizioni dell’Ateneo di Urbino nel sistema universitario regionale e nazionale; la tutela delle tradizioni di ricerca dell’Ateneo e la necessità d’innovazione dell’offerta.

Il rispetto dei nuovi vincoli strutturali

Col decreto n. 17/2010 il Miur ha fissato nuovi vincoli strutturali, in termini di risorse di docenza e di numerosità minima di studenti, per l’attivazione dei Corsi di laurea. Tale decreto inasprisce notevolmente il quadro di questi vincoli e sta provocando numerose chiusure di Corsi di laurea in tutta Italia. Questo risultato è in linea con quanto preannunciato dalla nota n. 160/2009, con la quale il Miur aveva dichiarato l’obiettivo di un dimezzamento del numero dei Corsi di laurea esistenti a livello nazionale. Tale obiettivo era stato giudicato negativamente dal Cun (il Consiglio universitario nazionale), ma non era stato sconfessato dal Ministero.

La salvaguardia delle posizioni dell’Ateneo di Urbino

Col quadro che si è venuto a creare col decreto n. 17, anche l’Università di Urbino non dispone delle risorse di docenza necessarie per sostenere l’offerta formativa portata avanti finora. Rispetto a questa situazione, gli organi accademici hanno mirato innanzitutto a salvaguardare le posizioni dell’Ateneo nel sistema universitario regionale e nazionale. A questo scopo, è stato deciso di dare priorità al mantenimento dei Corsi di laurea triennali ad alta numerosità di studenti (fissata convenzionalmente a cento studenti come media del primo biennio o dell’intera durata), e al completamento delle loro filiere con almeno un Corso di laurea magistrale, così da offrire agli studenti percorsi formativi organici e in continuità per l’intera durata degli studi universitari. Tale priorità è stata pienamente rispettata: tutti i Corsi ad alta numerosità sono rimasti in vita e ciascuno di essi ha almeno una laurea magistrale di completamento. Questo risultato è stata ottenuto anche attraverso la realizzazione di Corsi interfacoltà e lo spostamento di personale docente verso tali Corsi.

La tutela delle tradizioni di ricerca e l’innovazione dell’offerta

L’insufficienza delle risorse di personale docente rispetto agli standard fissati dal decreto n. 17, poteva comportare la chiusura di vari Corsi di laurea, con la conseguente estinzione di tradizioni di ricerca e di esperienze formative importanti. Allo scopo di tutelare tradizioni ed esperienze, gli organi accademici hanno deciso di operare il riallineamento dell’offerta ai vincoli ministeriali e alle risorse disponibili (dopo le operazioni di salvaguardia dei Corsi ad alta numerosità) attraverso trasformazioni sinergiche dei Corsi di laurea. Pertanto, alcuni Corsi di laurea (in particolare, ma non solo, a bassa numerosità di studenti) sono stati trasformati in curricula all’interno di altri Corsi (e in un caso, in un Corso interclasse). Tali operazioni sono state realizzate anche secondo un profilo innovativo, che non si è limitato a preservare l’esistente ma ha cercato di attivare soluzioni inedite.

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