Odore di chiuso a Urbinoir
Anche la questione università nel giallo ottocentesco di Marco Malvaldi

30 marzo 2011  |  di  |  Pubblicato in Fuori Urbino

L’associazione Urbinoir esce all’aperto in un pomeriggio di primavera, ma nel cortile del Collegio Raffaello si respira Odore di chiuso.  Il mistero è presto risolto: trattasi dell’ultimo successo di Marco Malvaldi,  che prosegue il fortunato connubio con l’editrice Sellerio giungendo al suo quarto volume in quattro anni. Dall’esordio nel 2007 con La briscola in cinque, il trentasettenne ricercatore del Dipartimento di Chimica dell’Università di Pisa si è infatti rivelato al grande pubblico grazie alla “trilogia del BarLume” dal nome del Bar dove un gruppo di arguti vecchietti toscani si dilettano nel risolvere delitti.  Ma con Odore di chiuso la trilogia del bar si interrompe. L’autore trasferisce il lettore in un castello ottocentesco dove il compito di dipanare il delitto toccherà curiosamente al più celebre gastronomo italiano del diciannovesimo secolo. E il libro vola in testa alle classifiche delle vendite.

Anche la questione università nel giallo ottocentesco di Marco Malvaldi

Da sinistra a destra: Gabriele Cavalera, Marco Malvaldi, Ivo Klaver

Stretto nella morsa di Gabriele Cavalera e Ivo Klaver,  quello che è stato definito il “Camilleri toscano” si confessa.

Cosa ci fa Pellegrino Artusi nelle vesti di detective?

Per usare un linguaggio ottocentesco mi serviva un grande scrittore risorgimentale dotato di “sense of humour” e La scienza in cucina, diversamente da quanto si possa pensare, è un capolavoro letterario, una miniera del ben scrivere, denso di metafore e arguzie. A quel punto, per ringraziare il gastronomo di Forlimpopoli di avermi prestato il suo linguaggio, l’ho reso protagonista della  storia.

Nel libro non manca un curioso parallelo tra i baroni dell’Ottocento e quelli che frequenti all’Università, tanto che sottolinei quanto questo non sia un caso.

Sì, è uno sfogo che non è nuovo nei miei libri e riflette il mio quotidiano. La situazione nell’Università italiana, perlomeno nell’area scientifica che frequento è drammatica, e di questa noi universitari siamo stati pesantemente complici. E’ vero che la vita ce l’hanno complicata dall’esterno, però la mia esperienza mi parla di ricerche assolutamente fuori dal tempo. Il mio sfogo si rivolge a quelli che una volta entrati all’università si sono seduti. Noi siamo stati complici nel non capire che un certo andazzo non poteva durare. Eravamo come i musicisti del Titanic.

Le tue esperienze all’estero, Olanda e Giappone, dicono che però esiste un modo diverso di lavorare.

Assolutamente: all’estero esiste il riscontro oggettivo. In Giappone, dopo tre mesi mi hanno detto che il mio lavoro non funzionava, qui in Italia mai. Nessuno mi diceva se il mio lavoro andava oppure no. In Olanda ho visto un tecnico di laboratorio pagato più di un ordinario, per il semplice fatto di essere richiesto sul mercato. Insomma ho visto l’applicazione reale della meritocrazia, che in Italia non ho visto, neppure quando avrei dovuto pagarlo sulla mia pelle.

Dopo il successo di Odore di chiuso il BarLume abbassa le serrande?

Tutt’altro: vi svelo che il 2012 vedrà il ritorno sulla scena di Ampelio & C. anche se è assai probabile che questo sia il capitolo finale del ciclo.

E così, come di fronte alla “squadra precrimine” di Minority Report, Malvaldi arriva a confessare persino i suoi delitti futuri.

Prossimo interrogatorio di Urbinoir l’11 maggio alle ore 21, quando al Circolo Acli di Urbino (Piazza Rinascimento, 7) arriverà lo  scrittore bolognese Luca Marozzi a presentare Invocando la tempesta per salvarti dal male con contorno di necrologi e musica live.

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