L’Unità giuridica d’Italia a 150 anni dall’Unificazione
Un convegno internazionale a Giurisprudenza. Il preside Rozo Acuña: rispettiamo la Costituzione

8 aprile 2011  |  di  |  Pubblicato in In evidenza (B)  |  1 Comment

A 150 anni dall’Unità d’Italia a che punto siamo arrivati con l’unità giuridica? La storia del diritto che, ancor prima del Risorgimento e attraverso la codificazione napoleonica, ha portato l’Italia all’unificazione giuridica e all’unità politica è al centro del convegno internazionale “L’Unità giuridica in Italia a 150 anni dall’unificazione” (14 e 15 aprile) organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza, Dipartimento di Scienze Giuridiche “Collegio dei Dottori 1506″ Centro Internazionale per lo Studio del Diritto Comparato. L’evento vuole essere una riflessione in chiave giuridica sulla storia, sulle strutture politicamente portanti del processo unitario e un contributo per comprendere la società italiana tra Stato unitario, le sue Istituzioni e la loro riforma. Il Preside della Facoltà di Giurisprudenza, prof. Edoardo Rozo Acuña, titolare della cattedra di Diritto pubblico comparato nella Facoltà di Giurisprudenza, è autore di diversi libri e saggi di diritto pubblico comparato e diritto costituzionale comparato e latinoamericano.

Prof. Rozo Acuña, si è sempre criticato il Risorgimento come rivoluzione sociale mancata e più recentemente come dell’unica stagione del nostro immaginario a essere la più dimenticata, che giudizio ha?

Prof. Rozo Acuña

Prof. Rozo Acuña

Popolo, territorio e sovranità sono gli elementi costitutivi dello Stato moderno. La nazione è un’entità storico-culturale che il popolo deve riconoscere come unitaria e riconoscersi in un’identità nazionale. I grandi Stati nazionali cominciano a formarsi nel 1500. L’opera di Niccolò Macchiavelli, Il Principe, è animata dalla speranza, dal sogno della costruzione di uno Stato nazionale nella penisola completamente isolata e fragile e divisa tra principati, da metterla al pari degli altri Stati, al riparo dalle umiliazioni delle invasioni e delle occupazioni straniere che terminarono nel 1861 con il sacrificio e gli ideali degli italiani. Ecco che il fine giustifica i mezzi. Le figure più importanti del Risorgimento, Garibaldi, Mazzini, coi loro ideali e il loro sacrificio hanno reso possibile il sogno di Machiavelli: restituire agli italiani l’orgoglio nazionale. La stessa bandiera custodisce un simbolo che il nostro Risorgimento ci ha lasciato in eredità. Quella bandiera rappresenta l’unità del Paese, un grande avvenimento per la nostra storia. C’è, tuttavia, chi ancora discute sui simboli e mette in crisi l’idea di unità nazionale con l’attuazione del federalismo per dividere un Paese che ha bisogno invece di stare unito.

Quale è il modo migliore per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia?

Il dovere di ogni italiano è il rispetto della Costituzione della Repubblica che contiene i principi generali assunti a valori essenziali della vita dello Stato. La Costituzione è espressione di un’unificazione che va raggiunta giorno per giorno, ma non ancora realizzata culturalmente. La cultura è l’insieme dei valori, dei principi e delle regole che informano di sé la vita sociale e le relazioni fra le persone. Per arrivarci è necessario attuare la cultura del rispetto. L’Italia oggi vive un momento critico perché manca dell’educazione al rispetto dei codici e delle leggi.

A chi spetta il compito?

La Facoltà di giurisprudenza insegna la legislazione vigente perché nel rispetto delle regole si arrivi a un mondo migliore. Vuole insegnare un modello di vita per affermare la libertà dell’individuo che non è soltanto singolo ma anche società in base alla posizione che vi occupa: lavoro, famiglia o  organizzazioni sociali. Le Costituzioni moderne sono soprattutto carte che codificano le libertà. Dove non c’è una Costituzione non esiste democrazia. La fine dello Stato unitario può spingere il nostro Stato in un vortice di squilibrio, soprattutto di fronte a grandi potenze economiche. La famiglia prima di altri e poi la scuola svolgono un ruolo fondamentale per insegnare il rispetto delle leggi. E’ necessario l’impegno di tutti e dove manca è spesso causa di situazioni di disagi. Gli insegnanti precari, per esempio, non hanno lo stimolo di impegnarsi perché non possono portare avanti un percorso formativo costante con gli studenti. Questo succede un po’ in tutti i settori. Insomma, lo scenario non è dei più rosei. Basterebbe dunque semplicemente osservare gli articoli della nostra Costituzione come l’art. 54 sulla fedeltà alla Repubblica, l’osservanza della Costituzione e delle leggi e l’esercizio delle funzioni pubbliche, con onore. La responsabilità maggiore è del potere politico ma serve anche un ampio sostegno popolare e una convinta partecipazione di cittadini informati, istruiti e rispettosi della legalità.

E le riforme di oggi?

L’attenzione di oggi si è spostata e si è concentrata su riforme marginali delle istituzioni, spesso addirittura esclusivamente personali. Alcune riforme necessarie invece non si ritengono tali da affrontare, quale, ad esempio, la riforma della legge elettorale attuale che ci impedisce, così com’è, di esercitare il nostro diritto di voto e viola l’ultimo comma dell’art 48, perché il voto non è libero e senza limitazioni. Il voto è invece obbligato perché non si ha la libertà di scegliere tra una rosa di candidati ma quello di votare una lista preconfezionata e ordinata dal partito politico. Il problema è solo uno e unico il modo di risolverlo: rispettare la Costituzione e non continuare, invece, a difendere principi incostituzionali con scontri violenti che viviamo ogni giorno, anche nelle pagine dei giornali. Ci sono voluti secoli per conquistare l’unità del Paese, faremmo presto a tornare indietro.

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