È un paese da cucù[1] ove il vento ogn’hora sta sopportar nol posso più perderei la sanità[2]. L’«Urbino ventoso»[3] di pascoliana memoria trova un bizzarro antecedente nell’amara ironia di questi versi graffiati nel 1665 sullo stipite di una porta del Palazzo ducale, uno tra le centinaia o forse migliaia di graffiti che affollano i muri […]
