In un mercato sempre più in crisi dove nascono poche imprese e la maggior parte stenta a sopravvivere, la laurea che significato assume? Per molti giovani diventa sempre più un pezzo di carta da appendere in camera piuttosto che un’ effettiva garanzia di lavoro.

Laureati e Imprese Quali prospettive? Il dibattito promosso dagli Ex Alumni
Tematiche e problematiche che sono state dibattute il 4 maggio scorso, alla Facoltà di Economia, nell’incontro “Laureati ed Imprese, Quali Prospettive?” organizzato dall’associazione “Ex Alumni” dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Sono intervenuti il prof. Paolo Pascucci, docente di diritto del lavoro, Università di Urbino; Paolo Citterio, presidente e fondatore dell’associazione “Direttori Risorse Umane GIDP/Hrda” di Milano; Daniele Tanoni, Area lavoro della Confindustria di Pesaro e Urbino e Simona Ricci, segretaria provinciale della C.G.I.L di Pesaro e Urbino.
Il rettore Stefano Pivato, nel suo intervento introduttivo, ha posto un’importante questione: “Il lavoro e la richiesta cambiano. In questo contesto, i giovani neolaureati come possono non sentirsi spaesati e confusi, catapultati in un mondo totalmente diverso da quello accademico?”
Il primo passo per entrare nel mondo lavorativo è ottenere un contratto di lavoro. Il prof. Pascucci ha spiegato che il contratto di tirocinio formativo e di orientamento è il primo vero contatto giovani-imprese. L’ostacolo principale, in questo rapporto, è una distanza tra ciò che il giovane apprende nel sistema universitario e ciò che viene poi effettivamente richiesto dalle imprese. Spesso a causa di una preparazione unicamente teorica, e quindi di una scarsa conoscenza del reale mondo del lavoro. In questo senso il tirocinio dovrebbe sopperire a questo problema, consentendo una formazione pratica, un saper fare che unito alla conoscenza confluisce nel saper essere. Purtroppo, tale sistema è spesso svilito da abusi o scarsi risultati.
Dalla parte delle imprese, secondo la “XI^ Indagine neolaureati e stage”, Paolo Citterio ha affermato che: “l’assunzione di un neolaureato richiede lunghi tempi di scelta e non consente concretamente di giudicare un giovane: le sue capacità decisionali, relazionali ed organizzative. Di contro, però, l’investimento è più vantaggioso per il 34,10% delle imprese intervistate. Per un’impresa che si appresta a selezionare dei candidati sono significativi la scelta del canale di contatto come l’ufficio Placement delle università che è un ottimo trampolino di lancio. Tra i curricula vengono privilegiati coloro che hanno conoscenza delle lingue straniere, molta motivazione personale, una disponibilità a mobilità territoriale ed il rispetto dei tempi di laurea. La forma contrattuale preferita è lo stage per il 39% delle imprese, e l’82% di queste preferiscono lo stage prima di una vera e propria assunzione. Anche per Daniele Tanoni stage e tirocini rappresentano dei buoni punti di partenza poiché offrono la possibilità di relazioni personali aldilà delle mansioni puramente professionali.
Il quadro conclusivo che la segretaria provinciale della C.G.I.L. Simona Ricci ha evidenziato è sconfortante. “La disoccupazione è in aumento così come il precariato. Nelle Marche due aziende su tre impiegano lavoratori irregolari e nel 2010 il 7% dei giovani lavoravano senza alcun contratto. Grandi ostacoli sono rappresentati dai debiti regionali che bloccano i concorsi pubblici per neolaureati ed una struttura manageriale parentale che predilige le raccomandazioni”.
I giovani, ha proposto Daniele Tanoni, non devono chiedersi “cosa può darci il mercato del lavoro”, ma “cosa possiamo offrire concretamente alle aziende”. Rimboccarsi le maniche e non lasciarsi scoraggiare, nonostante tutto.
