di Fabrizio Rinelli della Redazione Studenti
Cultura sportiva, entusiasmo e lealtà. È questa la ricetta vincente dei Valmetauro Titans, nuova realtà emergente del rugby marchigiano, nello specifico della città di Urbino. Collocati nel girone 6 della serie C, i bianco verdi, guidati dal trainer-giocatore Dario Surano, hanno sorpreso tutti per aver avuto un impatto straordinario in un campionato difficile, in virtù di una preparazione atletica ottimale e di una gran voglia di dimostrare le proprie capacità, riuscendo a raccogliere sempre più consensi nella città feltresca. Un risultato da non sottovalutare, dato che negli ultimi anni lo sport urbinate è stato piuttosto altalenante, caratterizzato dai risultati non proprio positivi del calcio e dai successi internazionali delle campionesse della Chateau D’Ax. I Titans, per la stagione in corso, si allenano e giocano al campo di Varea, dopo un periodo di test svolti a Fermignano. La squadra è molto giovane: ventuno anni l’età media, in prevalenza studenti universitari che non avevano mai giocato a rugby, sui quali si è dovuto intraprendere un lavoro diverso affinché si riuscisse a raggiungere un livello di gioco tale da potersi cimentare con avversari di un livello superiore e di maggiore esperienza. Dario Surano racconta come questa società stia pian piano cominciando a seminare le basi per un futuro all’insegna del successo con un progetto ben chiaro in cui i giovani rappresentano l’assoluta priorità.
Grazie alla Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Urbino, si è avviata una collaborazione con le diverse scuole presenti sul territorio urbinate, di primo e secondo grado, alla ricerca di giovani da collocare in un settore giovanile che li formi al meglio per poter progredire fino a raggiungere un livello ottimale e debuttare nella squadra maggiore. Un modello questo che si ispira alla “Cantera” del Barcellona calcio dove i bambini vengono cresciuti ed istruiti affinché riescano ad imparare e ad amare lo sport tenendo ben presenti i sani principi della lealtà coniugata all’agonismo. Voglia di sorprendere e stupire quindi, scardinando gli stereotipi che il rugby sia uno sport capace solo di rovinare i terreni di gioco e che sia molto violento.
La prova tangibile trova ragione nel fatto che sia stato il primo sport capace di creare un “terzo tempo” in cui i calciatori dopo aver lottato e combattuto per l’intero arco della partita, si riuniscono fuori come veri e propri amici. Uno spirito di squadra e di attaccamento alla maglia che deve essere il vero e proprio fulcro di questa nuova realtà emergente con l’obiettivo di creare prima un gruppo e poi una squadra. Dario Surano ricorda come ex calciatore che questa è una pratica stranamente non presente nel calcio, salvo qualche eccezione come avviene nella vicina Gubbio. Di solito l’amicizia con i compagni di squadra durante la stagione agonistica è molto forte ma e non riesce a resistere a campionato concluso. «Nel rugby invece – afferma il Capitano – anche a distanza di anni i rapporti di amicizia sono ancora forti».
Tutto questo rispecchia il volto e le ambizioni di una società “in progress” che fa di questo credo il proprio investimento sul futuro.


