Quali sono gli scambi commerciali tra le regioni d’Italia? C’è ancora squilibrio economico tra Nord e Sud del Paese? L’export delle economie regionali sarà oggetto di studio e dibattito nel corso del workshop “Scambi con l’estero, economie regionali e competitività del sistema paese” in programma venerdì 1 marzo, ore 11, a Palazzo Battiferri (Aula Rossa – via Saffi, 42).
Il seminario è un ulteriore tappa della proficua collaborazione, nata nel 2010, tra il Dipartimento di Economia, Società, Politica (DESP) e il professor Paolo Savona, già Ministro dell’Industria del Governo Ciampi (1993-94) e attuale Presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e il Nucleo di Ricerca Economica di Unicredit di Bologna, diretto dal dott. Zeno Rotondi.
«L’economia italiana – ci spiega il prof. Giorgio Calcagnini, docente di economia monetaria e curatore del workshop assieme al direttore del DESP, prof. Ilario Favaretto – si è caratterizzata per il forte dualismo tra nord e sud. Due aree divise da modelli di sviluppo diversi che hanno innestato una tradizione economica contrassegnata da un nord produttivo e un sud lasciato spesso come serbatoio di manodopera a basso costo ma anche come principale canale di sbocco delle produzioni economiche centrosettentrionali. Mentre il Nord esportava made in Italy in cambio di beni di investimento (tecnologia avanzata) e diventava competitivo fuori e dentro l’Italia cresceva anche il divario tra il Nord e il sud del Paese».
Per quale motivo la produttività in Italia è ferma da vent’anni?
«Le riforme del mercato del lavoro che si sono susseguite negli ultimi 15 anni hanno reso più conveniente investire in lavoro anziché nella ricerca. Ciò significa meno innovazione, meno tecnologia e al contempo una proliferazione contagiosa di settori a basso contenuto tecnologico con professioni a basse qualifiche».
La finalità del workshop ci spiega il prof. Calcagnini è quello di definire, per la prima volta, qual è il ruolo delle componenti territoriali nel tessuto economico italiano. Rivedere il rapporto tra Nord e Mezzogiorno d’Italia e individuare quale tipologia di prodotti vengono scambiati, con quali modalità e se effettivamente è caratterizzato da un trasferimento di risorse finanziarie.
Perché è importante saperlo?
«E’ importante perché l’individuazione della tipologia degli scambi ci può dire quale è il ruolo svolto da ciascuna regione, quali sono le regioni che investono nel settore produttivo. E’ soprattutto importante per lo sviluppo economico del territorio, schiacciato dalla crisi, perché consente alle politiche regionali di potersi orientare con maggiore efficacia, favorire una trasformazione in tal senso e conseguentemente sostenere processi di formazione specifici».
Quale sarà il ruolo dell’Università di Urbino?
«L’Università contribuirà in maniera importante al dibattito. Grazie al seminario di domani partirà un progetto di ricerca in collaborazione con Il prof. Savona e Unicredit, e Prometeia di Bologna (Centro di analisi e di ricerca macroeconomica) che permetterà di garantire la verifica delle teorie che interpretano lo sviluppo economico territoriale italiano».

