In questo momento il filosofo Salvatore Veca, ordinario dell’ Università di Pavia, sta tenendo un seminario dal titolo Il senso della possibilità, nell’Area Scientifico Didattica “Paolo Volponi”, in aula D1.
Lo abbiamo incontrato prima della sua lezione.
Prof. Veca, qual è il maggior rompicapo della filosofia contemporanea e quale il compito dei filosofi politici?
Nell’ambito della filosofia politica contemporanea il maggior rompicapo è costituito dalla necessità e difficoltà di avvicinarsi ad una coerente idea di giustizia globale. Negli ultimi 25 anni si sono globalizzate molte cose ma equità sociale e diritti no. Ci sono stati differenti tentativi di estendere criteri di giustizia dal versante interno degli Stati Nazione all’arena del piccolo e inquinato mondo in cui ci accade di vivere in presenza di redistribuzione di poteri che va da nord a sud, da est a ovest.
L’Italia è sempre più vecchia e sempre più povera. Cosa sta succedendo e come camminano nel tempo coesione sociale e libertà individuale?
Se abbiamo come riferimento il nostro Paese, il vincolo di coesione sociale si sta indebolendo. Piuttosto che un esercizio di libertà di cittadinanza condivisa, il paesaggio sociale si sta frantumando in ordini, caste, clan, tifoserie. E’ indubbio che una delle ragioni è il rapporto dell’esercizio del potere politico ed economico finanziario senza frontiere. Seconda, il cambiamento del ceto di rappresentanza politico del nostro Paese. Terza, la ridotta capacità delle leadership politiche di generare il vincolo sociale per molte ragioni. Ne cito solo una: per fare quella cosa là abbiamo bisogno di élite lungimiranti ma questo è in contrapposizione con l’élites politiche di oggi. Ragioniamoci.
Alcuni osservatori concordano che il Governo Letta è riuscito a dissolvere l’esperienza socialista, la sinistra storica e il suo elettorato. Si parla di fine della Rivoluzione liberale. Lei che si definisce un liberale di sinistra come commenta?
Il Governo Letta è una sorta di atto dovuto nel riconoscimento della bancarotta del sistema politico.
I nuovi media riportano in primo piano l’interrogazione sull’uso della parola e del dialogo. Non sarà la rivincita di Socrate?
I nuovi media per il mio vecchio amico Socrate sono le nuove Agorà perché favoriscono la presa di parola, un’alta probabilità non costosa di accesso. Questo è certo. Quello meno certo è se ciò incentivi o possa incentivare una discussione pubblica in cui i bisogni, ideali, interessi diano luogo a un dibattito che mira alla scelta e alla deliberazione. New media, democracy: con il vecchio Vico, opportunità e traversia.
Salvatore Veca è nato nel 1943. Docente di Filosofia politica alla IUSS di Pavia, ha insegnato Filosofia politica all’Università degli Studi di Firenze. E’ Presidente della Fondazione “Giangiacomo Feltrinelli” a Milano, ed è membro del Comitato Tecnologico dell’Istituto per los viluppo dell’Innovazione dei Mass Media (SIMM).
L’incontro è stato promosso dall’Università di Urbino e dal Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche.

