Dove vanno le Primavere arabe?
A proposito del volume a cura di Antonio Cantaro

2 Dicembre 2013  |  di  |  Pubblicato in Home page Uniurb, Innovazione

In occasione della presentazione del volume Dove vanno le primavere arabe? a cura di Antonio Cantaro, in programma giovedì 5 dicembre (ore 14) nella Scuola di Scienze Politiche (piazza Gherardi, 4) abbiamo incontrato l’autore per fare alcune riflessioni sui più importanti movimenti internazionali della Primavera araba.
Si riscontra un crescente disinteresse delle classi dirigenti europee per le sorti delle primavere arabe? Da cosa dipende secondo Lei?
Sa cosa dicono i diversi protagonisti delle rivoluzioni arabe? Che la democrazia in Europa stia invecchiando male. Un’Europa che non stesse invecchiando male non avrebbe difficoltà a riconoscere e leggere in questo movimento profondo della storia qualcosa di familiare. E guarderebbe non distrattamente, ma con attenzione a popoli che aspirano alla formazione di un potere democratico, giusto, capace di rispondere ai bisogni della società; a popoli che rivendicano uno Stato, un altro Stato, una gestione politica della società. Saluterebbe, cioè, come una grande notizia il fatto che l’idea di una res publica, una “invenzione europea”, stia facendo, in qualche modo, irruzione nel mondo musulmano.
Quali sono i fattori sociali economici e culturali che hanno determinato le rivolte? Insomma da dove vengono le Primavere arabe?
Le primavere arabe sono un movimento profondo della storia e sono un processo di lungo periodo. Tutte le rivoluzioni, comprese quelle che sono avvenute in Europa, sono caratterizzate da molteplici contraddizioni. Occorre secondo me privilegiare una chiave di lettura in chiaroscuro. Da più parti è stata sottolineata la motivazione economico-sociale delle rivolte. Io vorrei porre l’accento anche sul valore immateriale della dignità. Sono state rivoluzioni della dignità: individuale e collettiva. Questa è stata la spinta iniziale dei giovani arabi e delle società musulmane.
Democrazia e Islam. Che cosa ci dicono al riguardo queste transizioni politico-costituzionali?
E’ indubbio che quella tunisina è una transizione più riuscita: un tentativo di sperimentare il cammino di una modernità laica interpretata alla luce dell’Islam. In Egitto, indubbiamente la situazione è più difficile. Fino al colpo di Stato delle Forze armate, e sia pure con tante difficoltà, dovute all’inesperienza politica della Fratellanza musulmana, si è comunque provato a sperimentare una via democratica all’Islam; una via islamica alla democrazia. Noi europei, peraltro non dovremmo mai dimenticarci quanti secoli, quante guerre ci sono volute in Europa affinché si affermasse un idea di laicità.


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