a cura di Erika Lo Schiavo, Mara Di Pietro, Cristina Bernardini (Redazione Studenti)
Disillusione e poco spirito di iniziativa: questo lo scenario della politica italiana dagli ultimi decenni a questa parte. Sono troppi infatti coloro che si rivelano disorientati e quasi indifferenti nei confronti delle istituzioni politiche. Risulta, dunque, indispensabile ricercare dei modelli-guida capaci di risvegliare le coscienze dei cittadini tanto da stimolare in loro desiderio di considerarsi parte attiva e fondamentale per un progetto di cambiamento. Quale esempio migliore di Paolo Volponi? Di tale avviso sono Paolo Giannotti, Laura Ercolani e Gualtiero De Santi, intervenuti nella conferenza di mercoledì 18 dicembre presso il collegio Raffaello di Urbino, incentrata sui “Discorsi parlamentari di Paolo Volponi”. Dalla volontà di esplorare la natura e dal disagio esistenziale, nasce la attenzione di Volponi verso gli uomini e verso la loro condizione sociale facendo diventare così la scrittura un mezzo per “fare chiarezza” su quelle che sono le condizioni di una società in crisi. Volponi era profondamente convinto che la parola avesse un valore evocativo tanto da servirsene nei suoi discorsi volti a favorire il progresso nello sviluppo industriale globale, nella tutela del patrimonio artistico e nel ruolo dell’istruzione come mezzo di formazione. Scrittore e uomo politico come pochi, ha saputo farsi interprete della realtà del suo tempo prevedendo e progettando scenari futuri come solo un artista sa fare con la sua opera. Il suo spirito d’iniziativa costante e, in particolar modo, rivolto al territorio marchigiano si è tradotto in concreti aiuti all’Università di Urbino e in proposte per la salvaguardia del centro storico della città. Non sono mai mancati nel suo agire politico l’impegno, la coerenza e l’onesta intellettuale e morale, il suo interrogarsi sulle possibili soluzioni da attuare per coinvolgere ogni cittadino.
Risulta dunque utile la presenza di un intellettuale in politica? Soprattutto ai giorni nostri appare necessario il ruolo esercitato da un uomo di cultura che sappia instaurare un dialogo diretto con la società e la classe politica, ormai guidata da spinte individuali e da scarsa formazione culturale. “Pensare bene e agire bene” diventa così un modus operandi per un cambiamento duraturo ed efficace.

