Gillo Dorfles, centouno anni (nato a Trieste nel 1910), critico d’arte e professore universitario di estetica (ha insegnato nelle Università di Milano, Firenze, Cagliari, Trieste ed è stato visiting professor in diverse istituzioni straniere di prestigio), pittore, tra i fondatori nel 1948 con Monnet, Soldati e Munari, del MAC (Movimento Arte Concreta), è stato il 18 aprile il grande protagonista dei Dialoghi dell’Utopia il ciclo di incontri con i più importanti personaggi della cultura italiana organizzati dal LaRiCA, Dipartimento di Scienze della Comunicazione.
La Redazione di UniurbPost ha chiesto agli studenti che collaborano con il magazine d’Ateneo di preparare alcune domande da rivolgere al Maestro, che pubblichiamo a seguire.
Qual è secondo lei il ruolo della critica nell’arte contemporanea? — Monica Bravi
L’arte oggi non è in mano né ai critici né agli artisti, ma ai ‘mercanti’. I critici non fanno altro che rispondere alle leggi del mercato.
Lei ha affermato che la maggior parte delle utopie sono negative e destinate a naufragare, ma esistono anche delle “eutopie”, ovvero delle “buone utopie”, come, ad esempio, le religioni.
Ci può fare un esempio concreto di “eutopia” in ambito artistico? — Umberto Brunetti
Sì, la città di Salerno. Fino a non molto tempo fa Salerno era una città disordinata e architettonicamente povera, ma grazie a un serio impegno dell’amministrazione cittadina sono stati chiamati grandi protagonisti dell’architettura e dell’urbanistica mondiale come Oriol Bohigas, David Chiepperfield e Tobia Scarpa e negli ultimi dieci anni la città ha conosciuto una straordinaria stagione di risanamento urbanistico, cambiando completamente volto. E così, paradossalmente Salerno oggi è una città più bella della stessa Napoli, le cui ingenti bellezze artistiche, purtroppo, sono contaminate dal tremendo problema de rifiuti. Questo è per me un chiaro esempio di utopia ben riuscita.
Maestro, quale idea di bellezza può ancora esprimere l’arte contemporanea o quella a venire? — Alberto Fraccacreta
La bellezza non si sa dove stia.
Maestro, durante la conferenza ha parlato di creatività ed originalità, e di come queste siano necessarie all’artista che si propone di dare vita ad un’opera d’arte; tuttavia è necessario considerare il valore sociale di ogni opera e tutti quegli elementi che derivano dall’esterno. Secondo lei, una ricerca ossessiva dell’originalità non può condurre l’artista a chiudersi in se stesso e smarrire il valore sociale dell’arte? — Matteo Giunta
La creatività è sorella dell’originalità, non può esserci creazione che non sia originale, ma succede che alcuni artisti, per voler essere a tutti i costi originali non siano affatto creativi. Per quanto riguarda l’arte e la società, queste due realtà sono strettamente connesse: l’arte deve sapersi adeguare ai bisogni della società in cui nasce.
L’utopia nell’arte è espressione del malessere del creativo verso la società, è un’ossessione, oppure è una forma di speranza per un futuro migliore? — Laura Morelli
Credo che la speranza sia la base di ogni creatività, l’utopia è speranza… ma a sperare troppo poi si diventa ossessionati!
L’arte contemporanea rispecchia un’utopia che nasce dalla mente dell’artista o un’utopia della società e del mercato? — Mara Giuditta Urriani
L’arte contemporanea tende sempre più a cadere nel conformismo e a creare così ‘cattive utopie’, che fossilizzano l’uomo. Eppure sono queste ad esser più facilmente accettate: le ‘buone utopie’ raramente vengono accolte dalla società odierna.
Se la maggior parte delle utopie, come dice, son destinate ad essere cattive utopie anche le utopie delle nuove generazioni son destinate a rivelarsi cattive? Quale speranza? — Raffaella Berluti
Se saranno cattive utopie si potrà vederlo alla fine, l’importante è che ci siano.

